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The X-Files: I want to believe - Esercizi di realismo

Friday, August 08, 2008

Rieccomi dopo secoli a postare su sto blog. Ultimamente la voglia di scrivere era veramente poca. Non solo dovevo riordinare la mia vita accademica ma sono anche in fase eremitica, e a dir la verita' ci sto bene.

Comunque, bando alle ciance, non recensisco cd da secoli ma stavolta mi cimento a recensire il film che ho passato mesi (se non anni) ad aspettare. Destino vuole che abbia vinto i biglietti per la prima europea di Londra e che da allora l'abbia gia' visto 6 volte. Quindi scusatemi se sara' lunga ma dopo 6 volte ho tante cose da dire. E siccome non ascolto mai nessuno, figuriamoci se mi frega qualcosa del fatto che sia gia' stato etichettato come un "flop" di box office e di critica. I motivi sono molteplici, prima di tutto il fatto che sia uscito piu' o meno contemporaneamente al mostro che e' il nuovo Batman, un budget di 29 milioni di dollari (che in moneta cinematografica corrisponde a 5 euro) e di conseguenza marketing inesistente. Ma molto ha anche a che fare con la trama, che non e' facile da seguire. Attenzione che da qua in poi non garantisco che non ci siano SPOILER per chi non l'ha visto. Cerchero' di limitarmi, ma non si sa mai. Premetto anche che *odio* buona parte (se non tutto) delle ultime due stagioni, quindi non sono di quei fans che sbavano su qualsiasi cosa abbia l'etichetta X-Files sopra: se devo tessere le lodi di un film criticato da molti, lo faccio con coscienza.

Chiedi a uno qualsiasi che cosa si aspetta da un film di X-Files e ti dira' probabilmente qualcosa tipo "alieni". Se uno entra al cinema con questa aspettativa, rimarra' deluso. Di alieni non ce n'e' neanche l'ombra. Praticamente nulli gli effetti speciali, la storia gira tutta attorno ai personaggi e a props veri, costruiti a mano, vecchio stile, niente computer grafica. Ma chi ha seguito la serie , anche occasionalmente, sa che sulle 202 puntate fatte, probabilmente solo il 20% aveva a che fare con alieni e cospirazioni ed effetti speciali, anche se X-Files e' diventato famoso piu' per quello che per altro. E chi ha seguito X-Files sa che Chris Carter e Frank Spotnitz avevano promesso uno stand-alone fin dal 2002.

Quello che probabilmente poche persone associerebbero con un film di X-Files e' la parola "realismo". Ma non so trovare un modo migliore per descrivere questo film se non un esercizio di realismo ben riuscito. Penso che il film avrebbe avuto una percezione completamente diversa se Chris Carter avesse incluso nei crediti di apertura la frase "Questo film e' basato su avvenimenti realmente accaduti". Il realismo e' riflesso nelle due "gambe" che fanno correre X-Files da sempre: il caso e la relazione tra Mulder e Scully.

Cominciamo dal caso. Praticamente l'intero X-File (storia dei personaggi esclusa) e' un adattamento di avvenimenti successi veramente durante la guerra fredda in Russia (c'e' un documentario del Discovery Channel del 2007 sull'argomento) e altri esperimenti di dubbia etica avvenuti piu' recentemente, su cani e scimmie. Ora, quando sento qualche critico o persona comune lamentarsi che il film e' noioso perche' non e' veramente pauroso, mi chiedo se la vita reale sia diventata cosi' noiosa per le persone che anche esperimenti medici alla Frankenstein su animali e esseri umani sia roba da niente in confronto a tutto quel bel sangue che si vede in film come Saw e Hostel. O se la percezione cambierebbe se sapessero fin dall'inizio che la trama non e' una storia che Chris Carter si e' inventato seduto sul divano (o sul cesso, a preferenza).
Poi arriviamo a Mulder e Scully. Se gia' durante la serie la relazione tra i due si era evoluta nella maniera piu' anti-convenzionale possibile (off-screen), il film non e' da meno. Il pubblico va al cinema spesso per vedere la classica storia A incontra B, A si innamora di B, A e B trombano a un certo punto verso meta' film. Chris Carter, per come erano finite le cose nel 2002, avrebbe potuto scegliere una di due opzioni. Creare un contesto in cui Mulder e Scully devono passare attraverso gli stadi sopra menzionati (tutto questo dopo 15 anni di tira e molla, consumazione off-screen e un figlio) per soddisfare il pubblico del sabato sera, oppure scegliere la strada del realismo e pensare a come Mulder e Scully sarebbero stati a questo punto delle loro vite, in barba alle aspettative del pubblico casuale. E ha fatto la scelta coraggiosa di optare per la seconda opzione. Da un lato sembra che gli anni non siano mai passati, il feeling c'e' sempre come ai vecchi tempi, i tratti fondamentali dei personaggi ci sono ancora, dall'altro Mulder e Scully sono stati scritti in un modo completamente nuovo, mai visto prima in TV.

E' un film perfetto? Certo che no.

X-Files ha sempre avuto due pilastri di appoggio: un caso da investigare e Mulder + Scully. In questo film, Chris Carter ha deciso di includere un terzo pilastro che a mio parere rovina completamente l'equilibrio del film. Il film inizia benissimo. Cresce, cresce, cresce, sembra di essere di nuovo negli anni d'oro di X-Files ma allo stesso tempo in una nuova era. Poi, piu' o meno a meta' film, Scully inizia ad avere una sua crociata personale in ospedale nel tentativo di curare un bambino che soffre di una rara malattia. Mentre all'inizio del film questo e' un aspetto presente per farci capire chi e' Scully oggi, nel 2008, rispetto a chi era 6 anni fa, ora diventa il fulcro attorno al quale Scully ruota nel film. Se uno va a vedere un film di X-Files lo fa perche' vuole vedere Mulder e Scully indagare *insieme* su un caso, non uno fare una cosa e l'altra farsi i fatti suoi. Putroppo il film prende questa piega, e il coinvolgimento di Scully nel caso diventa occasionale e piu' dovuto a coincidenze e alla preoccupazione di Scully per Mulder che altro. Il parallelismo tra l'X-File e la crociata personale di Scully in realta' c'e'. Tematicamente, entrambi cercano di toccare il concetto del prolungamento della vita. In pratica cellule staminali vengono usate per riparare le terminazioni nervose e possibilmente permettere al cervello di controllare i movimenti di un corpo che non gli appartiene, o almeno questa e' la direzione in cui gli scienziati che hanno provato a giocare a Frankenstein su cani e scimmie sembrano voler seguire. Inoltre, le concidenze e i segni sono un tema portante del film. Ma in ogni caso credo che a volte si debba sforzarsi un po' troppo a trovare i collegamenti tra il B-plot e il main plot. Adoro i film che non si fanno capire immediatamente, ma non posso fare a meno di pensare che se fosse stato un po' piu' lungo e avessero avuto il tempo di esplorare certi aspetti in modo piu' approfondito, il tutto sarebbe stato un po' piu' facile da comprendere per il pubblico senza dover rinunciare all' intelligenza di fondo.
La connessione tra Padre Joe (interpretato da un grandissimo Billy Connolly, che in lingua originale ovviamente rende molto meglio, specialmente nella scena del confronto con Scully/Gillian Anderson) e il caso, benche' costruita bene, si rivela un po' deludente nel finale per come viene riassunta la vicenda. Ma se la versione integrale del film dura quasi un'ora in piu' di quella cinematografica, c'e' da chiedersi quanto sia andato perso.

Ma una lancia va spezzata a favore di questo film soprattutto perche' si sta sobbarcando il peso di troppo negativismo gratuito da pubblico e critica, spesso ingiustificato. La verita' e' che e' un film che riporta alle origini di X-Files (pochi effetti speciali e storie che girano attorno ai personaggi) ma lo fa in una maniera nuova che a molti non aggrada. Mi chiedo se queste persone non soffrano un po' troppo di nostalgia. Se si vuole vedere il vecchio X-Files basta mettere su un DVD. I want to believe e' un X-Files nuovo, ma a mio avviso, realistico e interessante. Come l'X-Files vecchio stile, pone piu' quesiti e domande che offrire risposte, sia riguardo al caso che ai temi filosofici di fondo (Che significa essere vivi? E' il cervello/testa che fa di una persona quello che e' o il corpo? Quando si tratta di prolungare la vita, fino a dove ci si puo' spingere e perche' farlo?). A mio avviso, anche se io ho in genere preferito le puntate mitologiche, questo film e' meglio dello spettacolo visivo di poca sostanza (rispetto alla serie almeno, non sicuramente ad altri film del genere) che era il primo film, Fight the Future. Se FTF sembrava forse eccessivamente lungo per quello che aveva da proporre, IWTB sembra eccessivamente corto per tutto quello che voleva proporre. E forse questo e' un problema per Carter come scrittore e regista.

Ma se non avete visto il film, fregatevene di critici e botteghino e andate a vederlo con la vostra testa.... che anche se poi uscite col corpo di qualcun altro, poco importa, si sa che e' la testa che conta ;)

3 comments:

Anonymous said...

ma dove sono gli alieni??? e i mostri vecchio stile? gli schizzi di sangue??

No, No, Io mi sento presa per il culo!!

Preferisco ricordarmi l apice della serie (s8) e fare finta mercoledi di non essere stata al cinema!!

#ritmofuretto89

Kalen said...

demente ;_; ritmofuretto, potevi almeno sceglierti un nome piu' originale per non farti sgamare ;_;

Franzy said...

ma...chi xe la pripri che iera a veder il film e mi nn savevo niente!?!?